La storia

la storica dimora di San Sergio

C'era una volta un re, che con il suo destriero cavalcò grandi vallate, terre e città, prima di giungere in un luogo baciato dal sole e accarezzato dal mare: il Cilento. È qui che fece sorgere il suo castello, incastonato tra cielo, terra e il blu infinito del mare di Palinuro. Ci troviamo a Centola, e il Castello è quello di San Sergio.

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  • il Castello di San Sergio
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  • il Castello di San Sergio

La tenuta feudale San Sergio, secondo il sacerdote Don Giuseppe Stanziola, parroco di Centola, prese il nome dalla cappella di San Sergio ivi dislocata. I feudatari di Centola furono i Rosso i quali ebbero la prima signoria, poi Giacomo della Morra, i Di Sangro, con Carlo e Alfonso, visti nel 1456, quando sempre secondo lo Stanziola, vi costruirono la cappella denominata San Sergio.

Poi vennero i Caracciolo, di nuovo i Di Sangro con Sigismondo e Ippolita che tra il 1532 e il 1535 vi costruirono un piccolo maniero.

Ritornarono alla fine del 1500 ancora i Rosso che, nel 1602, con Ascanio Rosso e poi la figlia Maria, cedettero il Feudo a Mario Rosso e da questi passò a Fulvia Scondito che, nel 1622, per 12000 ducati, vendette il feudo a Domenico Pappacoda, Marchese di Pisciotta e feudatario già di Molpa e Palinuro.

Vuolsi che la trattativa avvenne proprio nel maniero di San Sergio, con da una parte il sacerdote Don Luca De Angelis e dall'altra un'amica della Scondito, Sofia Scannuzzi. La situazione economica della Scondito si era appesantita da molti debiti, dovuti alla sua fragorosa vita di bella donna.

Sulla cappella di certo vi era la rendita della badia di Centola, ed era retta da un sacerdote.

Sappiamo che nel 1587 era il sacerdote Don Oreste Cerulli fino al 1598, data delle sue dimissioni. Nel 1613 troviamo rettore Don Gianpaolo De Damiano (dimissionario) che lasciò per paura del cattivo stato in cui versavano le mura della cappella.

Dall'anno 1622 fino al 1626 la cappella scomparve lasciando in piedi solo qualche rudere; morto il feudatario Giuseppe Pappacoda nel 1773, Principe di Centola e Marchese di Pisciotta, ereditò titoli e beni l'unica figlia Giovanna Pappacoda morta nel 1809.

Giovanna Papacoda sposò il Principe Giovancarlo Doria D'Angri; di fatto donna Maria Antonia Doria, erede della Pappacoda vendette il fondo di San Sergio e altre piccole proprietà all'agente del feudo Giovanni Angelo Rinaldi nel 1820.

Giovanni Angelo Rinaldi morì nel 1852, celibe, lasciando San Sergio a suo nipote Achille Rinaldi (1823-1876) uomo molto fattivo e positivo; praticamente, sempre al dire di Stanziola, fu lui a trasformare quel piccolo maniero in un palazzo con strutture simili ad un castello.

Morto il suddetto Achille, San Sergio passò al figlio Giovanni che a sua volta lo cedette al figlio Achille nato nel 1880 e morto celibe nel 1933. Erede delle sue proprietà restarono le sorelle; una di queste ebbe San Sergio, ed il suo figlio Michele De Agostinis ereditò il Castello.

Dopo la morte di Michele, la figlia Silvia De Agostinis ha l'idea di trasformarlo in B&B e oggi, con i suoi figli Vincenzo e Maria, ne è l'attuale proprietaria.